Giancarlo Montaldo racconta 40 anni di Enoteca Regionale del Barbaresco
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4 decenni di storia ripercorsi attraverso la prospettiva e l'esperienza del primo Presidente dell'Enoteca che nel 1986 assunse la guida di un'istituzione tutta da costruire
Giancarlo Montaldo, enogiornalista nato a Barbaresco nel 1951, è stato dal 1986 e per molti anni a seguire Presidente dell’Enoteca Regionale del Barbaresco e successivamente Sindaco del Comune stesso.

Da Presidente dell’Enoteca, nel 1994 ha ideato l’evento Barbaresco a Tavola, un format inedito e innovativo volto a connettere e valorizzare i tre attori principali del mondo del Barbaresco DOCG, ovvero i produttori, i ristoratori e i consumatori finali. Negli anni si è rivelato un format vincente arrivando a rappresentare oggi uno degli eventi più longevi ed iconici delle Langhe.
Quale voce migliore della sua per ripercorre i primi 40 anni di storia dell'Enoteca, l'istituzione che ha accompagnato la crescita e la valorizzazione di una delle denominazioni più prestigiose del panorama enologico italiano diventando oggi la casa del Barbaresco DOCG.
Quarant’anni di Enoteca Regionale del Barbaresco
Sembra ieri che è iniziato il cammino dell’Enoteca Regionale del Barbaresco e invece sono passati già quarant’anni. Eppure resta un organismo giovane, al passo con i tempi, dinamico e orientato al futuro. Uno stile così attuale e dinamico è probabilmente frutto della semplicità della struttura o forse anche delle idee chiare e dei buoni propositi che subito ne hanno caratterizzato il percorso.
1986, un periodo convulso e al tempo stesso promettente
Se oggi il modo di essere e di operare dell’Enoteca Regionale del Barbaresco è chiaro ed efficace, non lo era nel 1986, quando tutto è cominciato.
È vero che la volontà di creare qualcosa di concreto a favore del Barbaresco era viva nella zona, nei produttori e negli amministratori del territorio, ma le incertezze erano all’ordine del giorno. Allora, il mondo del vino viveva un periodo confuso, culminato nello “scandalo del metanolo” che nella primavera del 1986 aveva scosso le coscienze di chi aveva a cuore le fortune di questo settore.
Dopo quel deplorevole misfatto, la reazione del settore fu tale che parve possibile il riscatto e l’inizio di un nuovo cammino avrebbe portato allo sviluppo dei decenni successivi.
La realtà del Barbaresco venne appena sfiorata da quella brutta vicenda, ma le conseguenze furono pesanti un po’ ovunque. Qui c’era insito il culto della coltivazione della vite e della produzione del vino che nel passato aveva permesso alla gente di queste colline di superare momenti altrettanto drammatici come quelli generati dalle malattie della vite (l’oidio, la peronospora e soprattutto la fillossera).
Anche l’aspetto turistico presentava una situazione arretrata. La zona, e così l’intero territorio albese, era interessata da un turismo di passaggio, che arrivava al mattino e ripartiva alla sera e quindi non veniva che da territori limitrofi. Il turismo stanziale era solo nei sogni dei più illuminati e questo costituiva un limite per un organismo come l’Enoteca Regionale del Barbaresco la cui attività era rivolta proprio a chi arrivava da fuori per conoscere le dinamiche del vino, vedere dove nasceva e conoscerne i protagonisti principali.
L’idea di un’Enoteca per il Barbaresco
La consapevolezza di creare qualcosa di associativo che sapesse generare immagine al Barbaresco e diffonderla nel mondo percorreva da qualche anno questa zona. Ma per passare dai progetti ai fatti concreti ci voleva qualcosa di più e si materializzò con l’incontro di produttori e amministratori dei paesi del Barbaresco con l’allora presidente della Giunta regionale piemontese, Aldo Viglione.
Da qualche anno, un’iniziativa analoga era nata a Barolo e, così, al presidente Viglione era parso naturale che una struttura del genere nascesse anche a Barbaresco. Così, si cominciò a ragionare tra gli amministratori locali, sempre con il coinvolgimento regionale, e questo portò alla costituzione dell’Enoteca Regionale del Barbaresco sotto forma prima di consorzio intercomunale e poi di associazione, coinvolgendo i comuni della zona di origine (Barbaresco, Neive, Treiso e Alba) e gli organismi più vicini (la Camera di Commercio e la Provincia di Cuneo e il Consorzio per la Tutela del Barolo e del Barbaresco).

La data ufficiale della fondazione risaliva a qualche mese prima rispetto all’inizio dell’operatività del nuovo organismo, ovvero l’atto costitutivo e lo statuto vennero ufficializzati dai vari Consigli Comunali e dai rispettivi organi di rappresentanza tra il 1984 e il 1985.
L’Enoteca Regionale del Barbaresco venne inaugurata il 5 luglio 1986 dopo la fine dei lavori di ristrutturazione della Confraternita di San Donato a Barbaresco e un primo allestimento interno.
Un inizio in sordina, ma con idee chiare
Il primo Consiglio di amministrazione a guidare l’Enoteca Regionale del Barbaresco era composto da 8 persone, che rappresentavano gli organismi fondatori della struttura. Era un gruppo abbastanza omogeneo per estrazione sociale, ma eterogeneo per indole e stato professionale.
Ecco i loro nomi: Giancarlo Montaldo, Sergio Minuto, Francesco Rivella, Giovanni Pasquero Elia, Maggiore Sottimano, Carlo Toso, Mario Barbero e Pietro Diotto.
A loro spettò il compito di indirizzare il nuovo organismo verso un’impostazione e un’operatività capace da un lato di valorizzare il Barbaresco e, dall’altro, di utilizzare al meglio i piccoli spazi che la Confraternita di San Donato metteva a disposizione.
Il primo presidente fu Giancarlo Montaldo, consulente di organizzazione aziendale e giornalista, che mantenne l’incarico fino al 1997, anno in cui – diventato sindaco di Barbaresco – passò il testimone ad Aldo Vacca. Nel 2006 Giancarlo Montaldo tornò alla carica di presidente, seguito poi da Laura Giordano, Massimo Caniggia e Mauro Carbone, l’attuale responsabile della struttura.
Le scelte strategiche di allora furono subito chiare e orientarono l’Enoteca verso un cammino positivo. Da un lato, la decisione iniziale fu quella di lavorare affinché l’Enoteca divenisse in fretta un punto di riferimento per varie categorie legate al Barbaresco: i produttori, i consumatori finali e intermedi, poi ancora i giornalisti la cui importanza continuava a crescere. Dall’altro – stimolati dall’Assessorato Agricoltura della Regione Piemonte che coordinava le Enoteche regionali – si cominciò a ragionare sull’attività promozionale possibile, ideando e attuando alcuni eventi iniziali finalizzati a creare identità al vino e attrarre un flusso di appassionati nell’Enoteca e nella zona.
Piccolo, ma anche bello
Il fatto di contare su una struttura piccola come l’ex Confraternita di San Donato, oltretutto senza supporti collaterali (es. un ristorante) come era successo in analoghe esperienze, poteva apparire un limite solo a un’analisi superficiale. In realtà si rivelò un vantaggio e chi la guidò seppe plasmarla per trasformare quella potenziale criticità in un fattore positivo.
Così, il Consiglio e i dipendenti lavorarono per raggiungere in fretta l’apertura dell’Enoteca in tutti i giorni della settimana, proprio perché potesse diventare un punto di riferimento e di accoglienza per i turisti che sempre più numerosi raggiungevano questa zona. Inizialmente, l’Enoteca restava chiusa di lunedì, ma quel giorno fu in fretta cambiato nel mercoledì man mano si intuì che nel primo giorno della settimana restavano in zona parecchi turisti giunti da zone più lontane. Nel giro di pochi anni si arrivò all’apertura in tutti i giorni della settimana.
Inizialmente, l’Enoteca si concentrò sull’accoglienza, mettendo a diposizione dei visitatori molte informazioni sul vino Barbaresco, il suo territorio, la sua produzione e i suoi caratteri; inoltre, forniva informazioni su dove dormire, dove mangiare, cosa visitare e così via.
L’attenzione maniacale dedicata alle fasi operative prioritarie (esposizione, degustazione, vendita promozionale, informazione, documentazione, supporto ai produttori e ai consumatori intermedi e finali così come ai giornalisti) caratterizzò subito lo stile dell’Enoteca Regionale del Barbaresco, diventandone la base del successo e dello stato di salute, anche economica.
Intanto, la struttura operativa si rinnovava: il primo collaboratore – Gianni Bianco, enologo di Barbaresco – decideva di passare a un’altra occupazione e così l’incarico di gestire l’Emoteca vennero affidate a Marisa Fogliati, enologo di Neviglie, la cui collaborazione si è protratta nel tempo e prosegue tuttora con reciproca soddisfazione. Negli anni successivi, la struttura operativa si sarebbe gradatamente potenziata con l’arrivo di Giusi Rocca, Antonella Tavella e Camilla Fontana, alle quali, nei periodi di maggiore impegno, si sarebbero aggiunte alcune collaborazioni saltuarie o le sinergie mirate conseguite con specifici stages di professionalizzazione.
La promozione mirata
L’impegno promozionale dell’Enoteca Regionale del Barbaresco, dopo alcuni sporadici eventi iniziali, si concretizzò decisamente tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994. In quel periodo stava per entrare in commercio l’annata 1991 del Barbaresco Docg, un’annata difficile sia nel percorso produttivo che nelle fasi post-produzione, con un’immagine non del tutto qualificata.
Nei suoi intendimenti, il Consiglio intendeva avviare un’iniziativa promozionale focalizzata sulle singole annate del Barbaresco, capace di mantenere nel tempo la sua validità e atta a divenire un momento condiviso da produttori e consumatori. Inoltre, si voleva creare un evento innovativo, senza richiamare il format delle iniziative proposte da altre Enoteche Regionali.
Le soluzioni valutate in Consiglio furono molteplici e, dopo vari confronti e approfondimenti, nella primavera 1994 venne varata la prima edizione di “Il Barbaresco a Tavola”, una formula vincente e legata alle tre categorie professionali che avevano una forte simbiosi con il Barbaresco: i produttori innanzitutto, i consumatori finali e i ristoratori come veicolo privilegiato per il consumo dei vini piemontesi, Barbaresco incluso.
Dopo un iniziale periodo di assestamento, in poche edizioni “Il Barbaresco a Tavola” è diventata l’iniziativa promozionale di maggior riferimento dell’Enoteca, quella che ancora oggi, dopo 32 edizioni, continua a mantenere numeri di assoluta rilevanza e a esibire un’attualità che fa invidia a tante altre manifestazioni di questo tipo.
Nel tempo, l’Enoteca ha avviato – sempre tenendo conto con rigore delle capacità economiche a disposizione – altre attività promozionali mirate come “Piacere Barbaresco”, “Olio delle mie brame”, “Matrimonio d’interesse” e i “Tour dei Crus tra le vigne storiche del Barbaresco”, che hanno dato nuova vivacità alla struttura, fornendo nuovi stimoli ai turisti per tornare a frequentare la piccola struttura espositiva nel cuore di Barbaresco e quindi l’intera zona.
E adesso?
Il resto, più che storia, è attualità. Un’attualità che continua ad assecondare quel filo conduttore che, ideato nell’ultima parte del Novecento, ha trovato la totale affermazione negli anni Duemila, quando il movimento a favore del vino di qualità e del suo consumo consapevole è diventato un modo di essere condiviso e privilegiato.
Nel frattempo, i presidenti sono cambiati, così come i consiglieri. E non poteva essere altrimenti, perché se un’istituzione vuole continuare a vivere e a portare risultati positivi deve saper rinnovare il proprio patrimonio umano, ringiovanirlo e soprattutto condividere con nuovi protagonisti il proprio vissuto e la propria identità.
Ma lo stile è rimasto quello iniziale. Uno stile che ha le sue radici nel modo di ragionare tipico del mondo agricolo e viticolo in particolare, dove i passi in avanti si compiono se si hanno le idee chiare, se c’è solidità di intendimenti e, soprattutto, se le risorse economiche lo consentono.
Non è questo un navigare a vista, ma il modo sapiente di regolare lo sviluppo sulla propria capacità di ideare, realizzare e gestire la propria realtà e le attività conseguenti.
I 58 produttori aderenti nella primissima fase operativa dell’Enoteca oggi sono diventati 158. I vini e le grappe, proposti in degustazione e vendita promozionale hanno ormai raggiunto numeri importanti arrivando a 260 diverse referenze, e numerose sono le occasioni di scoperta di nuovi vini, di nuove annate e di nuovi produttori.
Negli ultimi anni, grazie ad un progetto PSR per la promozione dei prodotti di filiera corta, in Enoteca è possibile degustare e acquistare anche le altre eccellenze prodotte in zona. Sono entrati così nel “paniere”: nocciole, Vermouth, vini aromatizzati a base Barbaresco, creme di nocciola, cugnà e olio. Aumenta l’offerta e anche i visitatori ogni anno crescono. Nel 2025 sono stati più di 40.000 quelli che hanno varcato l’ingresso e sono diventati veri e propri ambasciatori di questo vino nel mondo. Grazie a tutto ciò l’Enoteca Regionale del Barbaresco è diventata davvero il punto di riferimento e di incontro tra produttori, consumatori appassionati, giornalisti, operatori economici e opinion leaders.
Proprio come avrebbero sperato coloro che nel ormai lontano 1986 si coalizzarono e operarono per dare vita all’Enoteca Regionale del Barbaresco.
Barbaresco, 4 maggio 2026



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